Il giornale delle Associazioni

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domenica 25 ottobre 2015

AUTO IBRIDA : SI' o NO ?

 



Auto ibride: una motorizzazione a doppia anima 



Prima di tutto, un chiarimento: le auto ibride sono veicoli con un unico sistema di propulsione, ma a doppia motorizzazione. Sembra banale, ma molti automobilisti sono ancora oggi convinti che queste macchine siano una sorta di Transformer che può cambiare conformazione a seconda delle esigenze. Nulla di più sbagliato, ma di certo c’è un aspetto fondamentale: la tecnologia ibrida è una delle migliori invenzioni degli ultimi cinquant’anni. Altre precisazione: sebbene qualche ingegnere automobilistico forse non sarebbe del tutto d’accordo, molte persone inseriscono in questo insieme l’auto b i-fuel, ossia la vettura termico policarburante che può funzionare a benzina/gpl, benzina/metano, gasolio/kerosene, benzina/idrogeno. In realtà le auto ibride hanno una motorizzazione a doppia anima elettrica-termica. Il primo esemplare ibrido è stata la Toyota Prius, lanciata nel lontano 1997 e a oggi l’auto ibrida più venduta di sempre. 

Tipologie di auto ibride 

Le auto ibride possono essere classificate a seconda del grado di ibridazione e quindi della capacità del sistema di propulsione ibrido di immagazzinare l’energia elettrica:

 • full hybrid (ibridazione piena): motore e batterie permettono all’auto di viaggiare in autonomia elettrica, di solito a una velocità medio-bassa e per distanze limitate. Sono considerate perfette per l’ambiente cittadino, tanto per intenderci, ossia per chi deve guidare spesso in città e non deve farsi chilometrate assurde in autostrada.
 • mild hybrid (ibridazione leggera): la parte elettrica supporta quella termica e consente al veicolo di ottimizzare il viaggio, soprattutto in fase di accellerazione, migliorando consumi e prestazioni. • minimal hybrid (ibridazione minima): in parole povere “meno elettricità, più benzina”; in questo caso la percorrenza in modalità elettrica pura è fortemente limitata. 

E poi c’è un po’ di confusione, ma forse potremmo parlare di:

 • Microibride: sono le auto che hanno lo Stop&Start del propulsore termico, ossia quando sei al semaforo e la macchina si spegne, per poi accendersi subito dopo che hai premuto su accelleratore o frizione. 

Questa funzione è però tipica di altre tipologie di auto ibride (ma non solo), quindi a oggi questa definizione suona quasi “arcaica”.  


Tutto molto bello, ma… Perché comprare un’auto ibrida? 


Dati alla mano, le auto ibride hanno tre principali vantaggi:

1. I consumi possono essere molto ridotti e le prestazioni ottimizzate. 
2. La spesa iniziale è ammortizzata grazie al risparmio sull’acquisto del carburante.
3. Meno emissioni inquinanti: secondo alcune ricerche la quantità di C02 nell’atmosfera è ridotta addirittura del 70-80% in alcuni motori ibridi. 

In realtà c’è un altro tipo di vantaggio che l’automobilista italiano apprezza molto: il pagamento del bollo auto. L’importo viene infatti calcolato tenendo conto della potenza del motore termico, senza valutare i cavalli erogati dal propulsore elettrico. Insomma, il bollo costa meno con le auto ibride. E pensare che in cinque regioni italiane (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Puglia) le auto ibride di nuova immatricolazione sono già esentate dal pagamento del bollo auto (ma solo per qualche anno). 

Altro fattore positivo sono le agevolazioni nel traffico cittadino: questi modelli possono spesso entrare nelle ZTL (Zona a Traffico Limitato) senza pagare alcun costo di pedaggio o pagando meno rispetto agli altri veicoli. Insomma, avere sempre il terrore di beccarsi una multa per la ZTL potrebbe diventare solo un brutto ricordo. Mica male, vero? 

Il mercato delle auto ibride è in aumento 


Proprio il 2015 sta segnando una prima vittoria delle auto ibride nel mercato italiano. A settembre scorso le vendite si sono attestate al 2%, contro l’1,4% di agosto: non sono numeri altissimi, ma rappresentano comunque un record e un trend in crescita. Si può quasi parlare di un monopolio gestito da Toyota e Lexus, visto che il 95% di queste quota è rappresentato da queste due case automobilistiche: nei primi nove mesi del 2015 hanno infatti registrato 18.000 immatricolazioni di auto Hybrid in Italia. 

Come riporta ANSA, “La più venduta a settembre è stata ancora una volta la Yaris, con 1.093 esemplari (ad agosto erano state 385), che conferma così la leadership dei mesi precedenti con un totale da gennaio di 8.983 unità. Va forte anche la Auris, recentemente rinnovata, che è stata acquistata da 1.061 automobilisti e che ha triplicato i numeri di agosto (351): dall’inizio dell’anno ha fatto segnare 6.187 consegne. Al terzo posto troviamo il primo Suv, il Lexus NX, con 264 pezzi, che si sommano ai precedenti 1.066 per un totale di 1.330 unità nei primi nove mesi del 2015″. 

Qual è il lato oscuro delle auto ibride? 


Queste meraviglie della tecnica hanno qualche tallone d’Achille. Il primo é che per chi percorre lunghi tratti autostradali non avverte un vero risparmio. Se percorriamo una strada per molti chilometri alla velocità di 130 Km/ora il propulsore impiegato sarà sempre quello a combustione. Il terreno ideale per questi veicoli è la città, dove frenate e ripartenze generano finalmente il risparmio tanto cercato. Sono molti i taxisti, ad esempio, che l’hanno adottata. 

Il secondo è il prezzo. Mediamente un’auto ibrida costa un 40% in più di una equivalente a benzina, per chi fosse intenzionato ad acquistarla deve calcolare bene i costi/benefici di questa scelta hi-tech. Teniamo anche della manutenzione, che è più costosa per via delle tecnologie messe in campo e per l’enorme dispiego di elettronica. 

Il terzo punto delicato è proprio la batteria, vanto della tecnologia ibrida. In caso di guasto l’intervento potrebbe essere molto oneroso e quindi non per tutte le tasche.  



Acquistare auto ibrida: sì o no? 

Se hai intenzione di acquistare un’auto ibrida, valuta attentamente se i tuoi slanci verso una tecnologia più green sia opportuna. Certo, i pro sono tanti, ma anche i contro esistono. Soprattutto quando si parla di mettere mano al portafogli. Poi c’è un altro aspetto: voci di corridoio indicano come lo scandalo delle auto diesel della Volkswagen sia solo la punta dell’iceberg. Pare infatti che presto ci saranno ulteriori controlli in diverse case automobilistiche, sebbene sia stato proprio questo diesel-gate a spingere la vendita delle ibride lo scorso settembre. 

Nei prossimi mesi avremo modo di valutare, ma per il prossimo anno sono già previsti molti investimenti da parte delle principali case nella tecnologia ibrida e molti modelli sono già pronti per un 2016 ricco di sorprese. Alla fine tutto si riduce comunque a una sola domanda: compreresti un’auto ibrida? Qui puoi valutare le migliori auto ibride del 2015


FONTE : 6sicuro

domenica 4 ottobre 2015

La revocabilità della fidejussione

di Alexis Bardi

La revocabilità della fidejussione

La fidejussione è un negozio giuridico revocabile tra due soggetti, generalmente due soggetti giuridici o due soggetti privati. Sovente incontriamo testi di garanzia sia per enti pubblici che per soggetti privati i quali prevedono una clausola di questo tenore: “… la fidejussione deve intendersi irrevocabile ed …”; la clausola non ha mai veramente spaventato gli assicuratori per cui è normalmente sottoscritta anche se tale espressione, insieme a tante altre tanto in voga negli ultimi anni, va nella direzione di autonomizzare la garanzia rispetto all’obbligazione garantita. Aggiungo il tutto coadiuvato di una reale capacità reddituale o di perdita da parte dei garanti.
Ma quali sono i reali risvolti di tale concetto? 
Proviamo a sintetizzare: 
- la fidejussione essendo revocabile, quindi  in qualsiasi momento il fidejussore potrebbe con una sua comunicazione ritirare la propria garanzia presso il beneficiario con due possibili palcoscenici:
1°) il cliente la sostituisce con una nuova garanzia ed il primo fidejussore esce fuori dal rischio; 
2°) il cliente non riuscendo a sostituire la prima garanzia "genera" un disordine contrattuale che lo vede inadempiente verso il beneficiario visto che viene a mancare la garanzia che reggeva  le obbligazioni stipulate. In tal caso, se il beneficiario ha facoltà di agire verso il suo contraente e verso il garante in un congruo termine, potrebbe ancora escutere la vecchia garanzia ovvero richiederne la liquidazione; se tutto questo non avviene nei termini stabiliti dal contratto e  lascia correre tale termine, può solo risolvere il contratto con il suo contraente e chiedere a quest’ultimo il risarcimento dei danni arrecati senza niente poter agire contro il vecchio fidejussore. In questo caso il cliente,  si troverebbe nella difficoltà di poter agire nei confronti del fidejussore per ottenere il risarcimento dei danni poichè la fidejussione, soprattutto se annullata giustamente (es. peggioramento condizioni economico/finanziarie), non da diritto a nessuna formula risarcitoria.
- nel caso in cui non possa essere esercitato nessun annullamento causa l' irrevocabilità, allora lo scenario si complica in alcuni passaggi nell’ipotesi in cui il garante comunque decida di revocarla. In questo caso, la eventuale revoca, determinerebbe sicuramente un risarcimento del danno a favore del cliente che può essere così quantificato: se il cliente riesce a integrare l' annullamento della garanzia, i danni  da liquidare sono marginali, comunque, a carico del garante precedente; in caso di impossibilità   a sostituire, allora il garante sarà obbligato a risarcire il danno, con o senza giusta causa per la revoca,  tecnicamente quantificato nella definizione di "lucro cessante e danno emergente" derivante dalla risoluzione del contratto medesimo. 
In pratica le assicurazioni sono meno propense a ritirare le garanzie fidejussorie, mentre questa “prassi" è più usuale al sistema bancario dove la revoca avviene quando il cliente presenta delle criticità. Le compagnie,  correre anche di fronte a situazioni  difficili si assumono "il rischio assicurativo.