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sabato 20 dicembre 2014

Danno biologico

di Alexis Bardi


Danno biologico


Il danno biologico, nel diritto italiano, consiste nella lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità fisica della persona. Questo sussiste in presenza di una lesione fisica o psichica della persona, permanente o reversibile, da cui derivi, però, una compromissione delle attività vitali del soggetto, considerate nel senso più ampio.

Il danno tanatologico è la forma più grave di danno biologico, anche se, per certi versi, non è quello che dà maggior diritto ad indennizzi, sotto il profilo della risarcibilità.



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Caratteristiche generali

Si tratta di un danno di natura non patrimoniale, in quanto non lesivo di interessi patrimoniali. La sua natura lesiva nei confronti di un diritto costituzionalmente garantito (quello alla salute a all'integrità fisica), lo rende risarcibile ai sensi dell'art. 2043 del codice civile in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale del 30 giugno 1986 n.° 184, che ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno biologico come tertium genus rispetto al danno patrimoniale e a quello non patrimoniale (quest'ultimo è rimasto relegato alle ipotesi di danno morale subiettivo che siano allo stesso tempo ipotesi di reato).

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Il dibattito nella giurisprudenza

Tale categoria di danno è stata elaborata nel tempo dalla giurisprudenza. Inizialmente, prevedendo l'ordinamento positivo un risarcimento del danno cosiddetto patrimoniale, il solo danno risarcibile ammesso era quello che scaturiva dall'applicazione della nota "regola del calzolaio", ovvero il cosiddetto danno emergente (inteso esclusivamente dal punto di vista economico) ed il lucrocessante (inteso come perdita di possibilità di guadagno). Successivamente, essendo venute alla luce varie situazioni in cui non era possibile applicare detta regola (perché afferente a situazioni radicalmente diverse da quella oggetto della regola, come nel caso di un soggetto non lavoratore), si iniziò a valutare il danno come riverberato sull'integrità fisica del soggetto. Prescindendo, quindi, da ogni valutazione sulla capacità lavorativa del soggetto.
Così, nonostante il danno biologico sia oramai una categoria di danno incondizionatamente riconosciuta dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ancora qualche problema risiede nella sua effettiva liquidazione. Difatti, per il danno biologico nascente da sinistrostradale e inferiore ai 9 punti percentuale di invalidità permanente esistono le apposite tabelle dettate dal legislatore. Altrettanto succede in tema di infortuniosul lavoro. In tutti gli altri casi, bisogna fare affidamento su altri tipi di tabelle.

Oggigiorno il sistema tabellare maggiormente usato nelle Corti d'Appello italiane appare essere quello del Tribunale di Milano.



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