Il giornale delle Associazioni

Il giornale delle Associazioni
Il giornale delle Associazioni

mercoledì 31 dicembre 2014

Video Sconvolgente Sull' 11 Settembre ! Assolutamente Da Vedere! Tutta L...









COME TROVARE L'ORO NEI RIFIUTI parte 2 con Simone dei FancazzistiAnonimi










COME TROVARE L'ORO NEI RIFIUTI parte 1 [Video Extra] - Simone Fancazzist...










domenica 28 dicembre 2014

Come è suddivisa la tavola delle multinazionali del cibo.




Dieci commensali per spartirsi l' industria alimentare nel mondo


Immaginiamoci una tavola rotonda con 10 persone che detengono insieme i 500 marchi delle più potenti aziende alimentari del pianeta, un affare da 450 miliardi di dollari.  E' a questa tavola che si decidono i destini e le grandi questioni. Non tutti i nomi sono conosciuti in Italia. Alla celebre icona della Coca Cola, si affiancano i meno conosciuti Toblerone, Milka e Philadelphia. I più possono conoscere la Kraft, ma il trucco è proprio questo, sparire nell' anonimato. In realtà sono tutti pezzi che fanno parte di multinazionali che per il potere assoluto che detengono, sono in grado di condizionare le politiche sociali dei paesi più poveri, oltre che gestire a proprio favore le politiche alimentari. Muovendosi con disinvoltura riescono a gestire le facce contrapposte della loro medaglia : da un a parte un esercito da quasi un miliardo di persone affamate dall' altra altrettanti che vivono nel sovrappeso. E' singolare notare come, dati alla mano, l' 80% di coloro che soffrono la fame lavorano nelle campagne per produrre cibo. MA dietro marchi pubblicitari esistono vere industrie della crudeltà, pronte a fa lavorare in condizioni disumane oltre che scadere nell' esproprio delle terre per la coltivazione. Quindi si creano concentrazioni per articoli ( Heineken, Bev e Sab per esempio detengono il 60% del mercato) e nel prossimo futuro continueranno ad assorbire piccole realtà. Ovvviamente anche all' interno dei 10 "padroni" ci sono i fuori  classe : Nestlè 90,3 miliardi di dollari, Pepsicola 66 , Unilever 60 , Mondelez 55, Coca Cola 44. Fanalino di coda la Kellog's con solo 13 miliardi di ricavi annui.
Con queste marcate differenze tra i dieci primi in classifica c’è, in teoria, ancora spazio, per i matrimoni. Potrebbe anche accadere che uno dei grandi gruppi decida di liberarsi di un marchio perché non lo considera abbastanza globale”. È quel che è successo, ad esempio, con la scelta di Mondelez di cedere i suoi marchi del caffè. Ed è quel che è accaduto negli anni scorsi a Findus, un tempo di Nestlé e Unilever e oggi in maggioranza detenuta da un fondo di investimento. Findus continua ad essere un ottimo marchio ma il suo difetto, secondo le valutazioni delle multinazionali, è quello di essere forte solo su alcuni mercati. Un’altra tendenza è quella di rilevare un marchio alimentare locale perché faccia da veicolo alla penetrazione di un grande gruppo in un mercato. Se Unilever, per esempio, deciderà un giorno di acquistare un marchio locale in un paese asiatico, lo farà soprattutto per mettere piede in quel mercato e poterlo affiancare dopo poco tempo con uno dei suoi brand globali.
Dopo altri decenni di fusioni e concentrazioni, ci troveremo un giorno a consegnare ad un unico grande fratello le chiavi della dispensa del mondo? Quello di un pianeta in cui una sola grande multinazionale controllerà tutti i marchi alimentari è certamente uno scenario da incubo. Ma come tutti i processi di concentrazione, anche quello del cibo crea inevitabilmente i suoi anticorpi. Succede in politica, dove contemporaneamente alle unioni tra stati nascono i movimenti separatisti e territoriali; accade, in modo assai più virtuoso, nell’alimentare con il sorgere dei prodotti chilometro zero, i presidi territoriali, i sistemi di produzione artigianale. Chi decide di resistere alla tentazione di vendere l’azienda alle multinazionali è inevitabilmente portato a valorizzare il suo brand mettendo in evidenza il legame con il territorio.
L’Italia è certamente uno dei Paesi del mondo dove il rischio della concentrazione dei produttori di alimenti è meno forte. Un po’ per il particolarismo che caratterizza la nostra economia asfittica. Un paese dominato dal modello per molti aspetti negativo della piccola e media impresa, che nel settore del cibo potrebbe trasformare il difetto in virtù. Lo dimostra uno studio condotto dall’agenzia Next con un questionario rivolto alle aziende alimentari italiane. L’elenco di quelle principali dice che siamo ben al di sotto del livello dei colossi mondiali. L’unica che si avvicina per fatturato è la Ferrero, con 8,1 miliardi di euro di ricavi annui, circa 10 miliardi di dollari, poco meno dei 13 miliardi della Kellogg’s. Le altre sono molto più indietro. La Barilla fattura 3,5 miliardi di euro ed è limitata dal fatto di avere come business un prodotto molto connotato localmente come la pasta. Si contano sulle dita di una mano le altre italiane sopra il miliardo di fatturato: il gruppo Cremonini (3,5) Parmalat (1,4), Amadori (1,3) Lavazza (1), Conserve Italia (1). Immediatamente sotto il livello del miliardo ci sono Acqua San Benedetto, Galbani e Granarolo.

È evidente che gli 11 signori del cibo italiano sono molto meno potenti dei commensali della tavolata mondiale. Ci si chiede se i re dell’alimentare, in Italia e nel mondo, hanno politiche comuni, accordi segreti, si mettono d’accordo per decidere che cosa mangeremo nei prossimi trent’anni. L’idea di una Trilateral del cibo, di un supergoverno occulto delle nostre cucine, è forse fantasiosa: «Credo anch’io che messa così possa essere un esercizio di fantasia premette Baravalle — ma sarei un ingenuo ad escludere che sulle grandi questioni di politica alimentare i grandi gruppi non esercitino, com’è legittimo, le loro pressioni sui politici ». Certo, la discussione delle normative comunitarie sulla etichettatura risente ed ha inevitabilmente risentito dei desiderata dei signori del cibo. Ogni particolare in più o in meno da aggiungere sul foglio informativo per i consumatori si porta dietro miliardi di investimenti. Il caso più clamoroso è scoppiato di recente e riguarda gli oli utilizzati: finora è sufficiente scrivere che si tratta genericamente di “oli vegetali”. Ma se domani i produttori fossero costretti a specificare quali sono quegli oli, quanti avrebbero il coraggio di scrivere che utilizzano l’olio di palma, decisamente più scadente di quello di oliva? Ogni tanto sedersi intorno a un tavolo e decidere strategie comuni può essere utile. Anche per i signori del cibo.


www.servizicral.it
www.zerosprechi.it

Tangentopoli. Di Pietro interroga Craxi.











mercoledì 24 dicembre 2014

Una rincorsa verso un anno migliore.....





Verso un 2015 un pò migliore....


In attesa della tanto agognata ripresa, anche i migliori si mettono a rincorrere. Si dice che il denaro non dorma mai......Preparandosi alla notte più lunga, Babbo Natale si attrezza per compiere l' ultimo atto di un anno un pò burrascoso. Speriamo che almeno lui riesca a portare, per almeno 24 ore un pò di serenità nelle case degli italiani.

Auguri.

martedì 23 dicembre 2014

Danni Punitivi- Parte 2 Espressioni Anglosassoni


di Alexis Bardi


Ordinamenti di common law


L'istituto dei danni punitivi ha trovato terreno fertile nell'ordinamento statunitense, ove è presente nella maggior parte degli stati federati. La considerevole entità di taluni risarcimenti imposti dai giudici e la progressiva estensione dei casi di applicazione, fino talvolta a sconfinare nella responsabilità contrattuale, hanno contribuito, secondo i critici, ad un incremento della litigiosità, tanto più che negli Stati Uniti è ammesso il cosiddetto patto di quota lite in virtù del quale l'avvocato ha diritto ad una percentuale (di solito tra il 25% e il 30%) della somma fatta ottenere al cliente. Recentemente la Corte Suprema degli Stati Uniti è intervenuta per porre freno all'entità dei danni punitivi, stabilendo che deve essere comunque proporzionata alla gravità del comportamento del danneggiante e non superiore a dieci volte l'entità del danno effettivo (sentenza del 7-4-2003 nella causa State Farm Mutual Automobile Insurance Co. v. Inez Preece Campbell).
In Inghilterra, dove pure ha avuto origine (il primo riconoscimento da parte di una giudice risale al 1763, nella causa Wilkes v. Wood), l'istituto ha conosciuto una minore fortuna rispetto agli Stati Uniti e viene ammesso dalla giurisprudenza in casi limitati; tuttavia, negli ultimi anni si nota un maggior ricorso ad esso da parte dei giudici inglesi, soprattutto in relazione a lesioni di diritti fondamentali.








Ordinamenti di civil law


L'istituto dei danni punitivi è estraneo agli ordinamenti di civillaw, salvo limitatissime eccezioni (i codici civili di Brasile, Norvegia e Polonia li prevedono in alcuni casi), essendo considerato incompatibile con il principio di separazione tra diritto civile e diritto penale.

In Italia la Corte Suprema di Cassazione, ancora con sentenza n. 1183/2007, ha stabilito che l'istituto è in contrasto con l'ordine pubblico interno, rifiutando quindi la delibazione di una sentenza straniera di condanna. L'orientamento è stato confermato dalla Cassazione anche con una pronuncia del 2012. Peraltro, anche in un ordinamento come quello italiano, la dottrina non ha mancato di evidenziare alcune previsioni normative che sembrano sovrapporre funzioni risarcitorie e funzioni punitive della sanzione: ad esempio, la responsabilità aggravata per lite temeraria, prevista dall'art. 96 del codice di procedura civile, la responsabilità per danno ambientale, prevista dall'art. 18 della legge n. 349/1986, o la "riparazione pecuniaria" per diffamazione, prevista dall'art. 12 della legge n. 47/1948 sulla stampa.


Banner Furgoni Image Banner 468 x 60


Telethon Image Banner 468 x 60

www.zerosprechi.it
www.servizicral.it









Giornata decisamente ricca di market mover di rilievo. In mattinata l'attesa è con il Pil e i prezzi alla produzione in Francia, con le vendite al dettaglio in Italia e con il Pil in Gran Bretagna. Nel pomeriggio sarà la volta del Pil negli Stati Uniti e degli ordini di beni durevoli a stelle e strisce. Attenzione oggi alla secondo round delle elezioni presidenziali in Grecia.


Telethon Image Banner 468 x 60


Homepack Image Banner 468 x 60



Azimut ha firmato un accordo d’investimento vincolante per acquisire il restante 40% in AZ Global Portföy Yönetimi (AZ Global), diventandone quindi l’azionista esclusivo. Inoltre, Azimut ha concordato di vendere la sua quota del 10% in Global Menkul Değerler (GMD) all’azionista di maggioranza di GMD a valori di mercato. E' quanto si legge in una nota. Questa operazione permetterà ad Azimut di sviluppare i suoi piani di crescita in Turchia, investendo in una piattaforma integrata di financial advisory che comprende la prima società di prodotto e distribuzione, AZ Global (che verrà rinominata Azimut Portfoy Yonetimi), e AZ Notus, la partnership nelle gestioni patrimoniali. Una volta completato il processo autorizzativo da parte delle autorità competenti, Azimut, tramite AZ International Holdings, riconoscerà a GYH un valore totale (inclusa la vendita delle azioni GMD assumendo l’attuale valore di mercato) di circa 1,3 milioni di euro.


Banner Auto Image Banner 468 x 60


Regala un Voucher - regala emozioni 468x60

Partenza in ribasso per lo spread Btp-Bund. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta in avvio a 134 punti base dai 132 registrati ieri in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è all'1,94%.




Banca Monte dei Paschi di Siena ha emesso una nota per annunciare di aver raggiunto un accordo per la cessione pro soluto e in blocco di un portafoglio di crediti in sofferenza a un veicolo di cartolarizzazione finanziato da società riconducibili a Fortress Investment Group. Il portafoglio oggetto della vendita è composto da quasi 4 mila sofferenze con un valore lordo di bilancio di circa 380 milioni di euro. “L’impatto della vendita sul conto economico e sullo stato patrimoniale di BMps non è significativo –precisa l’istituto senese in una nota- mentre i benefici amministrativi e gestionali derivanti dall’operazione saranno rilevanti alla luce del numero di posizioni inserite nel portafoglio oggetto di cessione”. Nell’anno corrente BMps ha ceduto complessivamente circa 16 mila posizioni in sofferenza con un valore lordo di bilancio di quasi 1 miliardo di euro.







Piazza Affari chiude in rialzo, bene la banche ma per Mps è un nuovo tonfo

            






Piazza Affari ha chiuso in rialzo (Ftse Mib +0,47% a 19.074 punti) la prima seduta di una settimana “corta”, visto che oggi è l’ultimo giorno di scambi prima della sosta natalizia. Oggi sarà una giornata ricca di dati Usa, in primis la lettura finale del Pil del terzo trimestre, mentre in Grecia si terrà il secondo round di votazioni per le elezioni presidenziali. Da segnalare il nuovo scivolone del petrolio dopo che l’Opec ha difeso la decisione di confermare il tetto produttivo a quota 30 milioni di barili al giorno. La colpa dei prezzi ai minimi da cinque anni, secondo il ministro del Petrolio iracheno Abdul-Mehdi è dei Paesi al di fuori del carrello (leggasi Stati Uniti) che hanno spinto l’output a livelli incompatibili con il corretto funzionamento del mercato. Nuovo tonfo e nuovi minimi storici per Mps che ha indossato la maglia nera sul Ftse Mib con un ribasso del 6,88% a 0,464 euro. Nelle ultime cinque sedute l’azion e della banca senese ha perso oltre 10 punti percentuali con la capitalizzazione dell’istituto che è scesa a 2,55 miliardi di euro, sostanzialmente la stessa cifra del prossimo aumento di capitale. 


Banner Auto Image Banner 468 x 60


Banner Furgoni Image Banner 468 x 60

Acquisti invece sugli altri titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha guadagnato lo 0,86% a 9,91 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 3,67% a 5,36 euro, Intesa SanPaolo l’1,80% a 2,48 euro, Ubi Banca l’1,52% a 5,99 euro, Unicredit l’1,22% a 5,375 euro. Dopo il rimbalzo delle ultime sedute sono tornate le vendite sui titoli del settore oil: Eni ha perso l’1,01% a 14,70 euro, mentre la controllata Saipem ha lasciato sul parterre l’1,33% a 8,895 euro. FCA ha guadagnato lo 0,58% a 9,39 euro dopo i dati sulle immatricolazioni a livello mondiale di novembre che sono cresciute dell’8% a 378 mila autovetture (+7% da inizio anno a 4,32 milioni di unità). Mediaset (+0,11% a 3,448 euro) sotto i riflettori dopo un articolo de Il Corriere Economia secondo cui il 2015 potrebbe essere l’anno in cui si aprirà il risiko nella pay-tv o comunque ci saranno novità tecnologiche dove i contenuti conteranno sempre di più. Debole invece Finmeccanica (-1,64% a 7,785 euro) in attesa di novità dalle trattative con Hitachi e Insigma per la cessione del polo trasporti.


Telethon Image Banner 468 x 60




www.zerosprechi.it
www.servizicral.it

lunedì 22 dicembre 2014

Technical Analysis Indicator MACD part three










Technical Analysis Indicator MACD part two











Technical Analysis Indicator MACD part one











New.. Forex signal 99.99% Accurate and Does Not Repaint!!








Corso forex in 6 lezioni





Master Breve Forex Lezione 5 Spread trading sul Forex

Master Breve Forex Lezione 5 Spread trading sul Forex










Master Breve Forex Lezione 4 Stocastico e Grafici Heikin Hashi









Master Breve Forex - Lezione 3 - Grafici di lungo termine, Medie Mobili ...









Master Breve Forex - Lezione 2 - Supporti e Resistenze, Trendlines e fig...







Master Breve Forex - Lezione 1 - Analisi Tecnica e studio dei grafici












What the brokers don't tell you - Forex Trading for Beginners











Best Forex Training Blog Online






Banner Auto Image Banner 468 x 60









Danni punitivi-Parte 1



Danni punitivi

I danni punitivi (o esemplari), in inglese punitive (o exemplary) damages,sono un istituto giuridico degli ordinamenti di common law e, in particolare, degli Stati Uniti, in virtù del quale, in caso di responsabilità extracontrattuale, è riconosciuto al danneggiato un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito (i compensatory damages), se prova che il danneggiante ha agito con malice - termine approssimativamente traducibile con dolo- o gross negligence (colpagrave). La differenza che  passa tra queste due interpretazioni, o per meglio dire, quanta percentuale può ricadere nelle due interpretazioni, in Italia, ha una direttiva piuttosto secca : l' onere della prova. Trasferendo poi la questione al mercato assicurativo al settore incendio,  nel primo caso l' onere della prova è della compagnia nel secondo è a carico del cliente. In responsabilità civile, il problema non sussiste poichè, le questioni penali non sono assicurabili, semmai è prevista da parte di compagnie estremamente specializzate, una polizza di tutela legale penale. Purtroppo solo da poco tempo, sono state introdotte delle estensioni di garanzia utili ad affrontare il " problema" italiano poichè patteggiamento, indulto, scadenza dei termini erano escluse...... 









Caratteri generali
Nel caso dei danni punitivi, alla funzione risarcitoria, tipica della sanzione per illecitocivile, si sovrappone una funzione punitiva, tipica della sanzionepenale. La finalità dell'istituto viene ravvisata nell'affiancare il normale risarcimento quando questo è ritenuto insufficiente allo scopo di:
-punire l'autore dell'illecito;
-fungere da efficace deterrente nei confronti di altri potenziali trasgressori (e dello stesso autore dell'illecito, che potrebbe reiterarlo);
-premiare la vittima per l'impegno profuso nell'affermare il suo diritto giacché, in questo modo, ha contribuito anche al rafforzamento dell'ordine legale;
-ristorare la vittima per il pregiudizio subito.
Il riconoscimento del maggiore risarcimento così come la determinazione della sua entità sono rimessi alla discrezionalità del giudice.


restaurant_468x60




Banner Auto Image Banner 468 x 60

www.servizicral.it
www.zerosprechi.it

News di borsa in Europa







Nei primi scambi di giornata lo spread tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco viaggia a 137,3 punti base in progresso rispetto ai 135,7 punti base registrati in chiusura venerdì scorso. Il rendimento del bond decennale italiano si attesta all'1,968 per cento.






L'indice dei prezzi alle importazioni in Germania ha mostrato a novembre su base mensile una flessione dello 0,8% rispetto al -0,3% della precedente rilevazione e al -0,7% indicato dagli analisti. Su base annua la flessione è stata del 2,1% contro il -1,2% della passata lettura (stime Bloomberg a -1,9%).





Il Governo della Corea del Sud ha ridotto le stime di crescita per il prossimo anno. Il prodotto interno lordo (Pil) è stato abbassato al 3,8% rispetto al 4% indicato in precedenza in scia alla persistente debole fiducia dei consumatori e delle imprese. Anche quest'anno il dato sul Pil è stato ritoccato verso il basso (dal 3,7% al 3,4%), mentre 2013 l'economia del Paese asiatico ha mostrato una crescita del 3 per cento. A pesare sulla crescita della Corea del Sud la debolezza economica in Cina e in Europa, così come l'atteso rialzo dei tassi negli Stati Uniti a partire dal prossimo anno.
Homepack Image Banner 468 x 60