Il giornale delle Associazioni

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domenica 2 novembre 2014

Polizze finanziarie: index linked e unit linked


di Alexis Bardi



Ben presto le compagnie si accorsero che il canale bancario sviluppava volumi molto più importanti, perché potevano “ricattare” il cliente promettendo piaceri trasferendo il risparmio da un cassetto all’ altro ovviamente sempre all’ interno della filiale bancaria, stipulando una polizza magari annuale che per beneficiare dello scarico fiscale doveva rimanere ferma almeno 5 anni il primo anno 4 il secondo ecc….. Ovviamente sempre più persone verificavano che la liquidazione delle polizze vita vendute attraverso il canale delle agenzie, rendeva poco a loro,  e che l’ ISVAP pretese informazioni più chiare e trasparenti, quindi gli interessi mirabolanti degli anni precedenti non potevano essere pubblicizzati, anche perché scendendo l' inflazione ed essendo i fondi delle gestioni separate, costituiti al minimo all' 80% da titoli di stato era praticamente impossibile andare oltre il mezzo punto percentuale rispetto ai BOT. Quindi le agenzie persero l’ interesse a distribuire polizze proprio perché la provvigione veniva calcolata solo sul versamento annuale e le banche cominciarono in maniera massiccia l’ operazione di supermercato. E a questo punto che vedono la luce, ovviamente in Italia, prodotti di stampo anglosassone : le unit linked. Parallelamente a queste formule, su cui mi soffermerò più tardi presero anche campo le index linked, ovvero rendimenti che a fronte della garanzia della restituzione dell’ intero capitale alla scadenza, investivano una parte dei versamenti sugli indici di alcune valute, speculando sull’ orizzonte medio lungo, proprio sull’ effetto leva che questi indici avrebbero potuto ottenere. Personalmente li definisco una obbligazione che con la parte di interesse garantito con la liquidazione investivano sugli indici. Belli a vedersi, presentati in modo colorato, ma alla fine con un po’ di dimestichezza anche il risparmiatore meno scaltro ci poteva arrivare. Le unit linked invece rappresentano a tutt’ oggi, forse l’ unico prodotto di risparmio abbastanza intelligente, poiché sfrutta l’ unità temporale del medio lungo periodo. Scegliendo la tipologia di fondo cui è collegata la polizza in misura della propria propensione al rischio, si può costantemente valutare le oscillazioni durante il percorso sui principali giornali finanziari, sfruttando il principio del piano di accumulo, ovvero incrementare il numero dei versamenti quando il valore quota scende, così da sfruttare a proprio favore le oscillazioni della quota stessa, partendo dal presupposto che in una unità temporale medio/medio lunga, il valore quota molto probabilmente avrà una performance positiva. Quindi non resta che moltiplicare il numero delle quote acquisite moltiplicarle per il valore della quota e usufruire invece della tassazione separata, altro vantaggio delle polizze comunque rientranti nel settore vita : il 12,50% sulle plusvalenze, diminuibile del 2,5% annuo dal 10 anno. Insomma indubbiamente se proprio si devono risparmiare dei soldi forse l' unico prodotto più evoluto è proprio questo.















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