Il giornale delle Associazioni

Il giornale delle Associazioni
Il giornale delle Associazioni

sabato 8 novembre 2014

L'investimento etico




di Alexis Bardi


L'investimento etico, detto anche solidale, si propone il finanziamento di iniziative che operano nel campo dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale. Gli americani sintetizzano tutto questo con la dizione Triple P Approach: People, Planet, Profit (Persona, Pianeta nel senso di ambiente, Profitto).

I fondi etici sono peculiari di mercati molto evoluti come quelli anglosassoni, dove l'offerta è amplissima e può soddisfare un grande spettro di richieste etico-morali. Esistono inoltre fondi detti impropriamente "etici" che pur non facendo selezione sui titoli devolvono in beneficenza parte degli utili.
Oggi sempre più istituti finanziari offrono prodotti di investimento i cui fondi sono destinati a questi scopi. Uno degli strumenti utilizzati per la selezione del beneficiario dell'investimento è lo Ethical Screening (selezione etica in italiano), cioè la pratica di includere o escludere dei titoli da un portafoglio o un fondo pensione sulla base di giudizi etici sulle attività da esso svolte. A supporto di questa attività di "screening" è da segnalare la proliferazione di organizzazioni indipendenti che si occupano di assegnare alle imprese "rating etici", in funzione dell'attenzione che tali imprese dedicano alle ricadute o esternalità negative del proprio operato.
Questa criterio di investimento nacque negli anni venti del secolo scorso in America quando la Chiesa Metodista decise di non proibire più ai suoi fedeli l'accesso alla borsa, a condizione che il denaro non finisse nell'industria dell'alcol o delle scommesse. In Italia giunse alla fine degli anni settanta, con la costituzione delle mutue di autogestione (MAG).

Obiettivi

Una banca etica fornisce alla propria clientela i normali servizi bancari muovendosi, però, nell'ambito di particolari criteri (diversamente definiti da istituto ad istituto) nella selezione degli investimenti sui quali concentrare il risparmio raccolto; inoltre, al pari delle cosiddette banche dei poveri, le banche etiche operano spesso anche nell'ambito del microcredito fornendo, a clientela particolarmente disagiata (in tipici casi ove tale clientela ha estrema difficoltà a usufruire dei canali finanziari tradizionali), prestiti di importo anche molto basso ed a interesse relativamente basso.
L'attenzione all'etica nell'operatività bancaria comporta che un altro obiettivo di queste banche sia, solitamente, garantire al cliente la massima trasparenza su quali investimenti verrà impiegato e come sarà gestito il risparmio raccolto:
escludendo impieghi in settori che, pur maggiormente remunerativi, possono non essere consoni ad una visione etica dell'impiego del denaro (es: fondi di investimento che comprendono azioni di aziende implicate in produzione o compravendita di armamenti, o aziende inquinanti, ecc.): uno degli strumenti utilizzati per la selezione degli investimenti è l'Ethical Screening (o selezione etica), cioè la pratica di includere o escludere determinati investimenti dal portafoglio selezionabile dai clienti dell'istituto bancario sulla base di giudizi etici sulle attività sottostanti ciascun investimento;
fornendo direttamente al cliente la possibilità di scegliere i settori di impiego del risparmio (es: socio-educativo, tutela del territorio, ecc.).

Storia

Attualmente questa tipologia di mercato è in pieno sviluppo, ed anche alcune banche di tipo tradizionale offrono investimenti in fondi definiti etici anche se manca una definizione univoca di quali criteri possano definire un investimento "Etico". Si va da criteri minimalisti (per esempio, la scelta di non investire in aziende che producono armi) a criteri più rigidi basati su un'attenta selezione di tutti i comportamenti delle aziende interessate dal rispetto dei diritti dei lavoratori, al rispetto delle norme in materia di tutela dell'ambiente.

In Europa

In Europa, dagli anni settanta del secolo scorso sono nate diverse banche che si conformano a questi criteri, svolgendo operazioni di piccolo finanziamento (il cosiddetto microcredito) anche nei Paesi in via di sviluppo, o promuovendo il finanziamento di strutture di commercio di prodotti alimentari e di piccolo artigianato verso i paesi maggiormente sviluppati, attraverso canali commerciali paralleli alla normale distribuzione.

In Italia



In Italia lo sviluppo di un sistema bancario di questo tipo è passato attraverso i gruppi di Mutua Autogestione, le cosiddette MAG, tuttora presenti, che hanno contribuito sia allo sviluppo del microcredito, sia alla nascita di punti vendita per il commercio di prodotti provenienti dal terzo mondo e da cooperative sociali. A partire dagli anni novanta operano anche in Italia alcune banche etiche. La più grande e diffusa su tutto il territorio nazionale è Banca Popolare Etica, nata nel 1999 per iniziativa di alcune organizzazioni del terzo settore italiane (ACLI, ARCI, AGESCI tra le maggiori): la banca si caratterizza per offrire ai risparmiatori tutti i comuni servizi bancari in condizioni di trasparenza e dal fatto che, oltre ai privati cittadini, possono accedere ai finanziamenti della stessa solo le organizzazioni del terzo settore, le ONG o altre società la cui attività abbiano un evidente valore sociale o ambientale.














.