Il giornale delle Associazioni

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sabato 1 novembre 2014

Il mondo delle Polizze vita - Le famose miste rivalutabili


di Alexis Bardi


Il mio percorso assicurativo, che ormai dura da ben 21 anni, è cominciato per scherzo. Il padre di un mio carissimo amico lavorava presso un’ agenzia di Alleanza Assicurazioni. Cominciata l’ università, di qualcosa si deve campare, e prima l’ amico e il mese successivo io, raggiungemmo l’ ufficio e cominciammo ufficialmente l’ avventura. Tre anni meravigliosi, tanta gente conosciuta, con alcune delle quali ancora oggi in ottimi rapporti. Poi si cresce, si matura, l’ esperienza e la curiosità ti spingono ad accettare offerte più o meno interessanti. Anche se il cambiamento porta motivazione, abbandonare le 100 famiglie che mensilmente visitavo non risultò cosa semplice. Fortunatamente approdai quasi subito in un ufficio di consulenze che mi ha formato soprattutto sul profilo del rapporto professionale/consulenziale nei confronti di un target sicuramente più alto dirottando la mia attenzione non più sulle polizze vita ma sui rischi industriali, approdati poi nella definitiva concentrazione nel ramo credito e cauzioni. Ben presto compresi quanto le polizze vita siano più o meno un mezzo bidone, e benchè ricorderò sempre gli occhi di coloro che nei primi tre anni di esperienza, ricevendo gli assegni con la liquidazione mi invitavano a brindare insieme, consolandomi del fatto che se non avessero avuto chi tutti i mesi li “invitava” a pagare la rata non avrebbero mai risparmiato quei pochi soldi. Oggi la considero una magra consolazione, anche perché a conti fatti ciò che spendevo in benzina era molto di più dell’ assegno che portavo per liquidare. Comunque il principio dell’ educazione al risparmio è stato il motore che in momenti di inflazione al 19% facevano risultare proiezioni a 20 anni le 100.000 al mese, motivo per avere una vecchiaia d’oro. In realtà non è stato così. Sempre per questioni di educazione finanziaria, le famose polizze miste rivalutabili, coniugavano una parte della rata per la copertura in caso di premorienza ad un accantonamento che con un interesse variabile intorno al 6/7% rendeva appetibile l’ operazione, unita ad una deducibilità fiscale del 40% alla fine facevano risultare l’ operazione accettabile. Ovviamente nessuno insisteva per sottolineare i costi di tale operazione (circa il 30% del pagato, definiti costi di caricamento). Negli anni, l’ inflazione scese in modo sostanzioso per cui  le proiezioni sugli sviluppi dell’ interesse capitalizzato non potevano reggere, e lo scarico fiscale passo dal 27 al 19 fino ad azzerarsi. Forse un po’ più di chiarezza da parte delle compagnie avrebbe impedito questo dirottamento del risparmio nelle loro casse.  















  




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